lunedì 16 febbraio 2009

STORIE DI ALTI PRELATI E GANGSTER ROMANI


Ventidue giugno 1983. Emanuela Orlandi, una cittadina vaticana di quindici anni, sparisce vicino alla chiesa di Sant'Apollinare. La capitale viene tappezzata da migliaia di manifesti con il suo ritratto e la scritta "Scomparsa". Ma non si scompare nel nulla al centro di Roma. Qualcuno ha visto, qualcuno sa. Sono passati venticinque anni da quel giorno e in tutto questo tempo la ragazzina non è mai stata ritrovata, né morta né viva. Eppure l'opinione pubblica non l'ha dimenticata perché il suo non è solo un caso di cronaca, ma un enigma insoluto. Anno dopo anno si è arricchito di tanti, forse troppi, scenari e attori: Marcinkus e lo IOR, Ali Agca e i Lupi Grigi, il KGB. Nel giugno del 2008, però, si apre una pista inaspettata: Sabrina Minardi - ex moglie di un famoso calciatore ma soprattutto amante storica di Enrico De Pedis, capo della Banda della Magliana - dichiara che Emanuela è stata rapita dal boss su ordine del vescovo Marcinkus e, in una seconda fase, uccisa e gettata in una betoniera. Strana coincidenza: De Pedis, ammazzato nel '90, è stato sepolto (in mezzo a cardinali, principi e artisti) proprio in quella chiesa di Sant'Apollinare da cui tutto sembra essere cominciato... Nessuno finora era riuscito a riannodare i fili che legano la scomparsa della Orlandi a quegli oscuri poteri che all'inizio degli anni Ottanta sembravano convergere in un'unica struttura politico-criminale, tanto potente da aver allungato i suoi tentacoli fin dentro il Vaticano.

DELITTI PRIVATI



Storie di nera, in cui però gli assassini sono spesso persone perbene. Padri, madri, figli la cui vita fino a quel momento non ha niente di diverso dalla nostra. Il movente dei delitti è a volte futile, le reazioni sproporzionate, i comportamenti successivi inadeguati alla gravità dei fatti. Ecco perché raccontare queste storie può aiutarci a capire qualcosa di noi stessi. Chi sono davvero questi assassini? E perché un omicidio avvenuto all’interno di una famiglia, quindi un crimine di natura privata, diventa improvvisamente di rilevanza nazionale? A tali interrogativi si propone di rispondere l’autrice, in particolare ripercorrendo in controluce – in una sorta di libro nel libro – l’inchiesta sul caso più eclatante degli ultimi anni: Cogne. Per smantellare le verità ufficiali e demolire i mostri costruiti in laboratorio. Per dimostrare che ogni delitto è diverso, unico.

IL LIBRO NERO DELLA PRIMA REPUBBLICA



La tormentata vicenda processuale di Andreotti diventa nel libro di Rita Di Giovacchino un'ampia e documentata narrazione, popolata dai protagonisti più noti degli ultimi trent'anni di storia italiana: politici e alti prelati, bancarottieri e terroristi, uomini di stato e boss. La sentenza di Perugia ha sconfitto un tabù antico secondo il quale la storia italiana contemporanea non si processa. Una storia che s'intreccia profondamente con il destino di Andreotti ma che è anche la nostra storia. Per questo nel libro entrano non solo le deposizioni di Buscetta e Giuffrè, Pecorelli, Sindona, Moro e Dalla Chiesa, ma anche la Sicilia dei contadini poveri, prelevati dai casolari e portati a votare per la DC con i camion.